sabato 31 gennaio 2015

Deep water.

Whitmon, Thyatira, 2503

I sassolini della scogliera su cui è affacciata Jordan Fox le solleticano le dita dei piedi, scalza sul baratro che precipita giù, per venti metri buoni, fino a tuffarsi nelle onde della costa frastagliata di Thyatira. Chi bazzica da quelle parti, conosce quel posto come il Salto degli Sposi; leggenda vuole che due innamorati, tanti anni fa, si siano presi per mano e siano saltati insieme giù dallo strapiombo.
Il perché, non l'ha mai saputo nessuno.
Non guardare giù non guardare giù non guardare.
Gli occhi verdi sono fissi sull'orizzonte, l'aria salmastra le gonfia i polmoni dello stesso respiro accelerato che, ormai, la tormenta da quando ha accettato quella stupida scommessa.

- Scommetto che non ce la fai, Foxie.
- Mangiati la lingua, Welsh.

In quel momento, con le vertigini che le serrano la gola rischiando di farla vomitare, avrebbe tanto voluto ingoiarsela lei, la lingua, e maledirsi per aver accolto l'ennesima provocazione di Elija.
La brezza frusta le corte ciocche bionde - tagliate per rabbia - e la veste di pelle d'oca, 'ché l'abitino azzurro che indossa non è sufficiente a ripararla dall'aria pungente di una mattina di settembre.
L'angoscia fa tutto il resto.

- Prima di domani, magari.

Il ridacchiare sommesso del terzetto che le sta fissando la schiena la fa rabbrividire ancora di più - serra i pugni contro i fianchi, per non doversi girare e usarli contro di loro.
La cattiveria dei dodicenni non ha limiti - se anche avesse voluto, saltare sarebbe stato l'unico modo di andarsene di lì senza un occhio nero.

- Come on, Eli, non vedi che ha paura?

Thomas e la sua preoccupazione - avrebbe dovuto imparare a nasconderla meglio, si disse lei.
Ma Elija non coglie l'urgenza nel tono dell'amico, rigirandolo a suo piacimento.

- Certo che ha paura. Right, Fox?
Silenzio.
- Ammetti di essere una codarda, oltre che una bastarda.

Non c'è nessuna ammissione, per qualcosa che ti ha marchiato alla nascita senza appello.
Jordan, questo, lo sa fin troppo bene.
Chiude gli occhi - infine - e prende un respiro denso, cancellando in un colpo di spugna le risate di Elija e di Nick, il tentativo di Tom di farle fare un passo indietro - farle ingoiare, per non ammazzarsi, la sabbia del fallimento.
No, non l'avrebbe permesso un'altra volta.
Quando muove l'ultimo passo in avanti, nel vuoto, i sogghigni dei suoi aguzzini spariscono davvero.
Si chiede, precipitando in un urlo silenzioso, se anche i due sposi avessero provato la stessa sensazione - l'aria risucchiata dai polmoni in venti metri di nulla.



Clackline, Magione dei Deveraux, 2508

Infrange la superficie dell'acqua quando trattenere il respiro ha cominciato a farle pizzicare i polmoni, appannandole la vista e facendole formicolare le braccia.
Riprende fiato, levandosi le fradicie ciocche rosa - stanno sbiadendo, piano piano - dagli occhi, per poter rimettere a fuoco, in uno sfarfallio delle ciglia chiare, la sagoma seduta nella vasca davanti a lei.

- ..rdan, mi ascolti?
- Anh?
- You stenli? You standerun?

L'Escravit continua a risultarle assolutamente incomprensibile, la maggiorparte delle volte; sembra che il suo cervello non riesca a invertire correttamente le sillabe dell'inglese, e per di più si limita a districare pensieri aggrovigliati per comprendere almeno il senso di ciò che Amandine cerca di dirle.

- Jesus, non puoi parlare in inglese?
- Non lo so molto bene. E tu devi imparare.

Jordan sospira, poggiando la schiena - ancora dolorante - alla superficie in porcellana candida della vasca in cui sono sprofondate fino al collo. Alle schiave dei Deveraux sono concessi ogni due giorni dieci minuti per il bagno, a coppie, e nessuno o quasi vuole perdere tempo con Jordan, scontrosa e intrattabile. La schiava più anziana - la più fedele - che possiedono, Annette, la odia da quando è stata venduta alla tenuta e ci ha messo piede la prima volta. Jordan Fox insulta l'onore della servitù - così le piace definirsi - e rende triste la padrona, se l'è meritate quelle frustate.
L'acqua tiepida è piacevole, sulle ferite in lenta guarigione; è il primo bagno che il dottor Mason le ha permesso di fare, dopo settimane. Barrow l'ha tallonata come un cagnolino, per evitare che le piaghe scavate dalle frustate si riaprissero.

- Ricominciamo.

Alza gli occhi al cielo, scivolando a fissare i tratti ancora acerbi di Amandine - pelle color caramello, zucchero bruciato - e domandandosi chi, in futuro, avrebbe acquistato quel fiore in boccio che promette di diventare splendido.

- Non ne ho voglia.
- Meco on, Jordan, just a tlelit bit.
- What the hell, Amandine, sembra che ti sia annodata la lingua.

La ragazzina ridacchia, alzandosi in piedi per uscire dalla vasca e recuperare gli asciugamani per entrambe. Jordan la segue con lo sguardo, distratta, il mento poggiato al bordo della vasca. Sta pensando a qualcosa, probabilmente, a giudicare dall'espressione assente.
Si tormenta l'incavo dei gomiti - bucherellati come merletti.

- Jordie ..

Amandine la richiama, di nuovo, tendendole un asciugamano di tela - il lino è per la padrona.
Lei sospira, uscendo dalla vasca e strappandole di mano il telo, per avvolgersi - la vergogna di quegli sfregi sulla schiena è più forte del pudore.

- Fine, where were we?

Il sorriso della piccola schiava, e la ripresa dell'elenco di parole che deve imparare, la distolgono dal pensiero fisso di ciò che avrebbe voluto spingersi in vena - ancora, fino a stare male, fino a dimenticare il collare di cuoio che le serra il collo.
Come se davvero la Switch avesse mai funzionato, contro i fantasmi.

mercoledì 21 gennaio 2015

We see that now and I paid my price, but that ain't gonna happen twice.

Greenfield, Oak Town, 2517


Il tonfo ovattato della porta che si chiude alle sue spalle suona lontano.
Si è portato via la bottiglia mezza vuota ma non lo zippo verniciato di blu; Jordan ci sta giocherellando da quando è uscito dalla stanza della bettola di Muller, senza voltarsi, incespicando nell'alcol e nei sensi di colpa.
L'ha visto il segno all'anulare sinistro - dove, secondo le leggende, una minuscola vena arriva dritta al cuore. Ce le ha avute addosso, quelle mani, e non ha sentito nulla - una sensazione talmente definitiva da sembrarle che si stesse muovendo sotto la pelle, contro le ossa.
Lo sguardo è fisso sul soffitto, sdraiata supina in quel letto stropicciato che sa ancora di loro.
Gli occhi azzurri di Drake Russell somigliano tanto a quelli di Tom - si era ritrovata a pensare -, Tom di un passato lontano, di lanterne, aria salmastra e sorrisi tranquilli.
Però quello sguardo, nel buio della stanza - una lapidazione di pietre scheggiate, disperate, non diverse da quelle che tagliano dentro le sue costole ogni volta che pensa di respirare la sua stessa aria - l'aveva ricambiato senza esitazioni. Non aveva abbassato gli occhi neanche di riflesso, mentre lui si levava i vestiti e si stordiva di alcol - quasi avesse bisogno di un'anestesia, per non pensare a cosa aveva appena acconsentito.
Uno scambio equo - o forse no.
La capacità di mantenere una promessa è sempre più rara, questo Jordan lo sa bene, e affondare le unghie nella schiena di Russell le ha dato la prova - dannatamente reale - che esistono ancora persone come lei.
Quasi le scommesse con se stessi non siano le uniche in cui è buona regola non barare - l'avversario animato da un commovente sentimento di dovere, i termini dell'accordo che assumono la consistenza ferrea delle scadenza necessarie.
Barare col mazzo in un solitario - per quelli come loro - non è neanche da prendere in considerazione.
Un accordo è un accordo, del resto, ma mentre accende per la ventesima volta lo zippo, grattandosi il pollice - il pacchetto di Engine dimenticato sul cuscino - si chiede silenziosamente quale prezzo ha pagato davvero lo sceriffo - « Quando l'avrò capito, te lo verrò a dire. » - per percorrere la scorciatoia più breve - direttamente tra le sue cosce, fino a che il bisogno non era diventato pace.
Russell avrebbe dovuto saperlo - si ripete lei - che se ti ostini a vincere, ti ricorderai solo la dannata, unica volta in cui perdi.